Era il 13 febbario 2011, eravamo in piazza per “se non ora quando”. Protestavamo contro il nuovo sessismo italiano. Il mio cartello preferito diceva: la minigonna è una gonna corta punto. Ora il governo è cambiato. Un governo che pretende rimettere in piedi l’italia, ascolta le parti sociali, e ignora le parti “asociali”… aumenta l’iva e la benzina e toglie la rivalutazione delle pensioni. Cari Italiani, mi sa che qua si torna a ammazzare il maiale una volta all’anno.
Che volgiamo ora, noi donne italiane, che il presidente venera gnocca se ne è andato?
Cara compatriota che fai domenica 11?
“ Il mio capo mi ha chiesto di lavorare, mi paga lo straordinario. Poi ho pensato: all’asilo ancora non mi hanno chiamata; il buono famiglia per il secondo pargolo mi è stato negato perché mio marito, in cassa integrazione da più di un anno, ha una casa di proprietà; il mio contratto scade tra 2 mesi. Credo proprio che andrò in piazza. “
“Sono riuscita, non so come, a nascondere la pancia per 5 mesi, e a farmi persino rinnovare un contratto, avevo un co.co.pro., ovviamente quando ho chiesto la maternità poi l’hanno lasciato scadere, insistendo sulle difficoltà per una giovane madre di riprendere il lavoro pochi mesi dopo, e le necessità del neonato di avere la mamma presente. Questo non è mobbing? Non ci capisco nulla di queste cose. Ma vado in piazza. Per fortuna il mio compagno lavora… ma mi chiedo qualcuno ora mi assumerà? Ho 30 anni, nessuno mi prende più come apprendista.”
“Vorrei scendere in piazza… ma a che pro? Ho abortito, è ridicolo, eh, a 28 anni? E ce l’ho ancora nel groppone, ma sarei stata una ragazza madre, se ragazza ci si può ancora chiamare. E col mio co.co.pro da 800 euro al mese e una laurea in lettere moderne che non interessa a nessuno…”
“Vado in piazza, per i diritti sessuali e riproduttivi. Vorrei il secondo pargolo, ma non oso smettere di prendere la pillola, io e mio marito abbiamo fatto due conti, semplicemente è troppo oneroso. La mia migliore amica sta molto peggio di me, è disoccupata da 2 anni, cioè lavoricchia ma sempre co.co.pro di 2-3 mesi, tra lei e suo marito non va più molto bene, questa cosa che han deciso che non possono permettersi il primo figlio sta logorando il matrimonio, e lei mi sta facendo una depressione. Per fortuna nel nostro comune il consultorio offre uno psicologo gratuitamente alla casa delle donne.”
Voilà, mi sono giocata la carta super-italiana… dite che non facciamo più figli?
Eccovi il perché.
Noi donne italiane vogliamo solo dare un futuro ai nostri potenziali figli.
Welfare per le donne, la risposta. Datecelo! Le lotte sociali dei nostri avi (e ave) sono storia, esiste un concetto che si chiama progresso. Noi vi facciamo i figli e la gerontocratica economia italiana tra 20 anni fa un super boom. Per la gioia della famiglia borghese di stampo cattolico.
Io però in piazza semplicemente per il welfare-mamma non ci scenderei… in febbraio eravamo veramente disgustate, era molto di più una questione di orgoglio, immagine, frustrazione…avevamo un cartello con scritto “non c’è libertà senza dignità”. Io sono ancora disgustata, anche se la Noemi e il Papi non sono più sulle prime pagine dei giornali. Non è questione di femminismo, misantropia o quanto, non è antagonismo è sul serio questione di diritti umani.
Io sono una sognatrice e non mi arrendo facilmente. Basta leggere una sola riga del mio blog e lo si intuisce. Ma sono italiana, ed appartengo a una inusuale e difficilmente comprensibile nicchia sociale di umanitari raminghi, innamorarsi è un lusso tutto qui.
Sorelle, compagne…per piacere non pensiate che il nuovo sessismo made in Italy sia defunto col governo Berlusconi… voi che ci riuscite, alleatevi con gli uomini e scendete in piazza.